Cerca

this machine kills fascists

La base di Mr Mill

Circa i fatti di Parma nella sede della RAF: come riparare 4 crepe prima che qualcosa si rompa per sempre

«[…] Infine, il nemico maggiore, l’avversario strategico: il fascismo. E non soltanto il fascismo storico di Hitler e Mussolini, che ha saputo mobilitare e impiegare così bene il desiderio delle masse, ma anche il fascismo che è in noi, che possiede i nostri spiriti e le nostre condotte quotidiane, il fascismo che ci fa amare il potere, desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta. […] Come fare per non diventare fascisti anche (e soprattutto) quando ci si crede dei militanti rivoluzionari? Come liberare i nostri discorsi e i nostri atti, i nostri cuori e i nostri desideri dal fascismo? Come lavar via il fascismo che si è incrostato nel nostro comportamento?» (Introduzione alla vita non fascista, Michel Foucault)

Il sessismo è consustanziale a fascismo, criptofascismo e microfascismo. Così come «uno stupro è sempre uno stupro». È doloroso quanto necessario dovere ribadire che su sessismo e violenza di genere non solo non si possa cedere un millimetro, ma che millimetro dopo millimetro si debba contrastare e bonificare con ogni mezzo necessario discorsi, relazioni, affetti. Occorre in primo luogo vigilare su noi stessi, sui nostri riflessi culturali condizionati, su chi ci sta attorno, in ogni contesto di vita e di lotta.
La merda a volte tracima, come nella vicenda avvenuta a Parma. C’è chi ha rischiato di annegare in questa merda. C’è chi si è preso l’impegno di indicarcela e sollecitarci a guardarla.
Tutta la solidarietà alla prima, tutto il sostegno alle seconde.

Al di là del Buco

25novembre

Sicuramente ricorderete la vicenda di Parma, su alcuni ragazzi accusati di stupro di gruppo dentro uno spazio autogestito e “antifascista” ai danni di una ragazza che era del tutto incosciente. Il processo che vede imputati i ragazzi scaturisce dall’indagine su un video in cui si vede quello che era successo e che è diventato prova per una accusa di stupro di gruppo. A margine della vicenda che vede la ragazza abbastanza sola ad affrontare le udienze c’è l’indifferenza o, peggio, la banalizzazione da parte di compagni e compagne che fanno muro a difesa degli accusati invece che a difesa della “presunta” vittima. A rompere il silenzio sono intervenute alcune realtà (Generiot, ArtLab Occupato, Casa Cantoniera Autogestita, Rete Diritti in Casa, Parma Antifascista).

View original post 3.298 altre parole

Perdersi e ritrovarsi | Il piccolo regno. Una storia d’estate di Wu Ming 4

sono ora come sono sempre stato
un bambino in piedi in mezzo a un prato
in mezzo all’erba verde, più alta di me

(Tre Allegri Ragazzi MortiVolo sulla mia città)

 

il piccolo regno

È stato bello perdersi e poi ritrovarsi in questo piccolo regno. Una lettura che si è mossa su un doppio movimento e che ha aperto un passaggio nel tempo, rivitalizzando il passato bambino, con i suoi colori polarizzati, le sue estati, l’entusiasmo e  le paure; annullando il presente adulto nella necessaria sospensione volontaria dell’incredulità in un racconto in cui sono presenti elementi, seppur soppesati, del fantasy. Ma le etichette contano poco, sono una formula sommaria e approssimativa, infondono una falsa sicurezza, impongono tassonomie. Ne Il piccole regno. Una storia d’estate – come e di più sempre succede per le opere che provengono dall’officina Wu Ming – affidarsi alle etichette non funziona, ma soprattutto ci si rimette in divertimento.

Veniamo alla mia esperienza di lettura, da appartenente alla Gente Alta. Da quest’altezza l’andirivieni attraverso questa soglia temporale – che nell’interiorità non è mai chiusa definitivamente, quanto piuttosto celata in qualche recesso profondo o dal passaggio impedito, a volte da uno sbarramento precario, altre da una barriera saldamente ancorata da un grosso lucchetto –  mi ha appassionato profondamente, lasciando al contempo intatto il piacere della lettura, il coinvolgimento nell’avventura che si vive come una scorribanda.

Continue reading “Perdersi e ritrovarsi | Il piccolo regno. Una storia d’estate di Wu Ming 4″

La memoria popolare come arma da brandire, la lezione di PCSP (piccola controstoria popolare) di Alberto Prunetti

PCSPQuesta piccola controstoria popolare è una storia di partigiani, di compagni, di sovversivi. In senso etimologico, rispettivamente, di chi parteggia, di chi condivide il pane, di chi abbatte e volge dal basso verso l’alto.

Sono parole bellissime. Parole che però facciamo fatica a pronunciare oggi, perché il loro suono pare anacronistico, perché nei decenni si sono incrostate di retorica. Alberto Prunetti ci offre con questo libro un antidoto al processo che, strato su strato di sedimenti, nel tempo rischia di  rendere innocue storie di lotta esemplari, così come parole vuote espressioni cariche di significati: il messaggio ripetuto forte e chiaro, senza timori, dal Prunetti è che le storie vanno raccontate con parole sempre nuove; citando Gianni Rodari, così come fa l’autore di questo PCSP in una bellissima intervista pubblicata sul blog illavoroculturale, dobbiamo «usare le storie vecchie per inventare le storie nuove». Dobbiamo, perché questo libro ha l’ambizione di contagiare chi lo legge, perché la posta in gioco è troppo alta per lasciarla alla sola responsabilità dei cantastorie “di professione”. Nelle prime pagine del libro è riportata a proposito una significativa citazione del filosofo Giles Deleuze – che chiarisce il pericolo che si corre a demandare ad altri il compito di raccontare, di rappresentare un “nostro” mondo, rinunciando alla presa di parola: «perché se siete presi nel sogno di un altro, siete fottuti».

Continue reading “La memoria popolare come arma da brandire, la lezione di PCSP (piccola controstoria popolare) di Alberto Prunetti”

Lo zaino dello storico ambientale: Le montagne della patria di Marco Armiero.

Su Alpinismo Molotov potete trovare una “guida alla lettura” – scritta a quattro mani da me e Filo Sottile – de Le montagne della patria. Natura e nazione nella storia d’Italia (Einaudi, 2013) di Marco Armiero: un saggio imprescindibile per leggere le montagne e ciò che definiamo “natura”, per comprendere mettendo all’opera gli strumenti dello storico ambientale l’Italia di ieri e di oggi nella relazione tra paesaggio e nazione.

Per leggere la "guida alla lettura" clicca sull'immagine.
Per leggere la “guida alla lettura” clicca sull’immagine.

Hasard objectif | Appunti (rubati)

Copertina di Nadja realizzata da Marcel Marien e indirizzata a André Breton (collage fotografico, 21 Aprile 1938).
Copertina di Nadja realizzata da Marcel Marien e indirizzata a André Breton (collage fotografico, 21 Aprile 1938).

E forse il motore segreto di tutto questo è l’incontro, l’inciampo anzi in una casualità, in un hasard objectif, quel particolare “sincronismo” in cui André Breton scorgeva il segno di una possibile riconciliazione tra le finalità della natura e quelle dell’uomo, un’alleanza inattesa tra il desiderio e le forze del mondo reale, un appuntamento che è anche uno stato d’animo, il sigillo di un’affinità segreta tra inconscio e mondo e il punto senza dimensione da cui il meraviglioso sgorga nel quotidiano.

Caso oggettivo, Stefano Chiodi su nazione indiana

 

Da qui si arriva allo hasard objectif, al “caso oggettivo” surrealista con cui si indicava la coincidenza tra un desiderio interno e quello che accade all’esterno: se non ci fosse la spinta del desiderio interno, non si coglierebbe il messaggio che la vita offre e non lo si leggerebbe come un caso, come una coincidenza. C’è quindi la fusione di questi due elementi, uno che viene dal desiderio, dall’attesa e dalla ricerca più o meno cosciente, e l’altro da quello che la realtà può offrire.

Alberto Savinio: le molte facce di un artista di genio, Silvana Cirillo

 

Breton lo tiene infatti [Giacometti] nella più alta stima. Lo fa infatti figurare in uno dei capitoli dell’Amore Pazzo, un libro che esplora i «sentieri del desiderio» e pone alla base della ricerca individuale la casualità oggettiva, l’ «incontro del tutto».

Giacometti, Gérard-Georges Lemarie

Chiuse | Bertolt Brecht e André Breton al Còngres international pour la défense de la culture (1935)

Bertolt Brecht:

Compagni, parliamo dei rapporti di proprietà!

Questo volevo dire a proposito della lotta contro la dilagante barbarie perché venga detto anche qui oppure perché a dirlo sia stato anche io.

 

André Breton:

«Trasformare il mondo», ha detto Marx, «cambiare la vita», ha detto Rimbaud: per noi, queste due parole d’ordine fanno tutt’uno.

 

I due discorsi – di cui ho riportato la chiusa – vennero pronunciati a Parigi nel giugno del 1935 al Congresso internazionale degli scrittori.

Il discorso di André Breton, in nome del movimento surrealista, fu ammesso e venne letto per interposta persona a causa di divergenze tra gli organizzatori del congresso e i surrealisti.

 

John Heartfield - The face of fascism (luglio 1928)
John Heartfield – The face of fascism (luglio 1928)

Un viaggio lungo e strano, senza timore dei fantasmi. | Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1

Cent'anni a NordestIl racconto-inchiesta di Wu Ming 1 è presentato, nella dedica ad Antonio Caronia, come atrocity exhibition. Nel secolo che vi è raccontato dal punto d’osservazione di quello che fu prima nominato le Tre Venezie, successivamente Triveneto e che oggi indichiamo come Nordest, cent’anni fa le atrocità furono quelle della guera granda, che con ipocrita grandeur la retorica patriottarda insinuata nel discorso pubblico si ostina a nominare Grande Guerra. Cosa possa esserci di grande in una guerra è difficile da immaginare, l’unica grandezza che possiamo misurare di quegli eventi, che secondo Wu Ming 1 rappresentano l’origine stessa dell’identità di quella porzione di territorio italiano che conosciamo come Nordest, è il numero delle morti causate dall’assurdità della guerra e dal nazionalismo, dalla follia di chi diresse le operazioni belliche spingendo al massacro migliaia di ignari uomini fatti soldati. Così è che di questo viaggio lungo e strano che come lettori ripercorriamo nelle pagine del libro i cimiteri abbondano, ché l’autore non è tra quelli che affrettano il passo attraversando i cimiteri, e preferiscono parlare di teatro piuttosto che d’inferno: la narrazione prende avvio dalla descrizione della performance di Alberto Peruffo intitolata The Burning Cemetery, rappresentazione di un cimitero in fiamme che ricorda i 41 cimiteri che erano disseminati sull’Altopiano dei Sette Comuni, prima linea del confine italo-austriaco durante la Prima guerra mondiale; ci si sposta poi in visita al cimitero di guerra austro-ungarico di Prosek/Prosecco e varie pagine sono dedicate al sacrario di Redipuglia, un immenso ossario che è un esempio concreto di quella che Mark Thompson, nel suo La guerra bianca, chiama «teologia surrogata».

The Burning Cemetery - Alberto Peruffo
The Burning Cemetery – Alberto Peruffo

Continue reading Un viaggio lungo e strano, senza timore dei fantasmi. | Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1″

Montagne contro la guerra / L’alpinismo non ha patria

A seguire un estratto dall’appello pubblicato su Alpinismo Molotov per una campagna di disinfezione dalla retorica patriottarda che quest’anno in particolare – e fino al 2018 – verrà fatta colare dalle vette delle Alpi giù per le valli e fino al cuore delle città, a un secolo dall’entrata in guerra dell’Italia in quella che è conosciuta come – grandeur e ipocrisia – Grande Guerra.

#Montagnecontrolaguerra sul Monte Coppolo (2.033 m.s.l.m.) il giorno 17 luglio 2015. Sullo sfondo le Pale di San Martino.
#Montagnecontrolaguerra sul Monte Coppolo (2.033 m.s.l.m.) il giorno 17 luglio 2015. Sullo sfondo le Pale di San Martino.

Continue reading “Montagne contro la guerra / L’alpinismo non ha patria”

Appunti persi su I buoni, in ossequio a Luca Rastello.

«Hanno un dio che chiamano legalità. Chi è?»

«Un dio, eh? Hai ragione… Dovrebbe essere un metodo, niente di più. Ma hai ragione: loro l’hanno trasformata in un valore in sé, assoluto.»

[…]

«Perché abbiamo bisogno di lui, Adrian. Tutti. Abbiamo bisogno di convivere con il male, fingendo di combatterlo, abbiamo bisogno di accettare un mondo inaccettabile che ci stritola, e abbiamo bisogno di abitarlo sotto anestesia.»

rastello-i buoniHo una cartella in cui sono raccolti i miei appunti tratti dalla lettura de I buoni di Luca Rastello, appunti che non hanno mai trovato un ordine e una forma che esprimessero ciò che la lettura di questo libro ha provocato in me. I buoni è un romanzo urticante, non solamente per chi si è sentito chiamato direttamente in causa, per i difensori a oltranza della legalità che si sono sentiti in dovere di scrivere recensioni – o pseudo-recensioni – al vetriolo, ma per ogni lettore che nelle pagine di un libro cerchi l’immedesimazione e, al contempo, la messa in discussione di sé stesso.

Ieri sera ho appreso la triste notizia della morte di Rastello e sono tornato a rileggermi quei miei appunti, le citazioni che trovate in apertura di questo post sono le uniche parti che mi ero annotato che mi sembra abbia senso – oggi – riportare.

Altre a altri, molto più titolati di me, hanno espresso e esprimeranno in questi giorni parole che rendano il peso di questa perdita.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑