amianto_2Nel febbraio del 2013, appena terminata la lettura di Amianto. Una storia operaia di Alberto Prunetti, scrissi un commento a caldissimo. Solitamente preferisco lasciare che la lettura di un libro si sedimenti prima di scriverne, quella fu un’eccezione voluta e cercata: il libro aveva scosso una parte di me, della mia storia personale e famigliare, e mi sembrò dunque necessario esprimere senza filtro le emozioni che mi aveva suscitato. Da qualche mese il libro si trova nuovamente nelle librerie, grazie alle edizioni Alegre che hanno raccolto il testimone da Agenzia X ripubblicandolo con l’aggiunta di un nuovo capitolo. Nella nuova edizione – che si caratterizza anche per una nuova veste grafica, con una copertina che personalmente trovo più adatta a rappresentare i temi presenti nel testo di Prunetti – è stata inserita in chiusura un’interessante conversazione fra Prunetti, Wu Ming 1 e Girolamo De Michele, che in origine venne pubblicata su Giap col titolo Classe operaia, anima precaria.

Che Amianto sia nuovamente reperibile nelle librerie è una bella notizia, è un libro che merita di essere letto e continuare a essere discusso: per questo ripropongo a seguire il commento che scrissi a suo tempo, così come continuo a parlarne ogni volta che ne ho l’occasione.

Perché leggere Amianto? Perché Alberto Prunetti ha scritto un libro importante, la cui lettura per me ha significato tanto, così che ora è difficile trovare le parole da mettere in fila per scriverne un commento. Amianto èamianto-unastoriaoperaia450v *una storia operaia* che racconta attraverso una singola vicenda umana un mondo e la sua fine, quella comunità operaia fatta di uomini e donne che dentro le fabbriche ci hanno passato una vita respirando fibre di amianto e particelle di metalli pesanti. Una storia del passato – nel nostro paese – ma che non è passata, che continua a fare vittime, anche se sono decenni che si cerca di epurarla dalle nostri menti. Storia di dolore e ingiustizia, ma che agli occhi e nelle parole di un figlio di quel mondo restituisce al lettore la dignità e la combattività di quella comunità, proprio quella parte su cui ci si accanisce con la fresa dell’ideologia individualista e competitivistica, per renderne inenarrabile il desiderio e la passione, la forza e la solidarietà. In questi nostri tempi schiacciati su un eterno presente lo sguardo di Alberto Prunetti è quello del testimone che è nato e ha passato l’infanzia in quel mondo, vivendone poi l’estinzione e il disfacimento antropologico, per trovarsi – come troppi fra noi nati negli anni Settanta, ma non solo – sì fuori dalle fabbriche, ma non liberi dal giogo dello sfruttamento e nemmeno liberi dalle nocività che dai perimetri delle fabbriche hanno invaso il territorio.

Amianto vi farà piangere, sorridere, incazzare, ridere. Soprattutto, come ha scritto Wu Ming 1 su Giap, “è un libro di quelli che si leggono per poi parlarne insieme.” E poi ci si sente meno soli.

Tante e tanti lo hanno fatto, con interventi colmi di emozione, rabbia, commozione e la voglia di un *levamiento*, per riprenderci ciò che ci spetta, dopo che siamo stati presi troppo tempo per il culo, noi, i nostri padri e le nostre madri.

Lo hanno fatto qui http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=11255

E sempre bravi ad Agenzia X.

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