sono ora come sono sempre stato
un bambino in piedi in mezzo a un prato
in mezzo all’erba verde, più alta di me

(Tre Allegri Ragazzi MortiVolo sulla mia città)

 

il piccolo regno

È stato bello perdersi e poi ritrovarsi in questo piccolo regno. Una lettura che si è mossa su un doppio movimento e che ha aperto un passaggio nel tempo, rivitalizzando il passato bambino, con i suoi colori polarizzati, le sue estati, l’entusiasmo e  le paure; annullando il presente adulto nella necessaria sospensione volontaria dell’incredulità in un racconto in cui sono presenti elementi, seppur soppesati, del fantasy. Ma le etichette contano poco, sono una formula sommaria e approssimativa, infondono una falsa sicurezza, impongono tassonomie. Ne Il piccole regno. Una storia d’estate – come e di più sempre succede per le opere che provengono dall’officina Wu Ming – affidarsi alle etichette non funziona, ma soprattutto ci si rimette in divertimento.

Veniamo alla mia esperienza di lettura, da appartenente alla Gente Alta. Da quest’altezza l’andirivieni attraverso questa soglia temporale – che nell’interiorità non è mai chiusa definitivamente, quanto piuttosto celata in qualche recesso profondo o dal passaggio impedito, a volte da uno sbarramento precario, altre da una barriera saldamente ancorata da un grosso lucchetto –  mi ha appassionato profondamente, lasciando al contempo intatto il piacere della lettura, il coinvolgimento nell’avventura che si vive come una scorribanda.

Nelle pagine de Il piccolo regno ho ritrovato le emozioni delle picaresche trame dell’infanzia, oggi sottopelle, e la mappa dei nostri luoghi, reali ma immaginari, si è ricomposta, con la sua toponomastica e le immagini che richiamano i piccoli e al contempo fondativi episodi di un nostro regno. Nostro, non mio: come in tutte le saghe che siano tali il mondo si racconta, si crea, con la parola, pronunciata e ascoltata. Con me c’era e c’è sempre stato un compagno – tu sai  – a cui sono riconoscente: gratitudine per il mondo che creammo e che, a differenza nostra, non invecchierà cedendo alle tinte seppia del tempo che passa.

Qui la compagnia della Gente Bassa è più nutrita, a raccontarne le gesta la voce di un uomo adulto che da giovane assunse il nome di Tasso e che, in quell’estate in cui tutto stava già per cambiare, visse in un’accelerazione  degli eventi il superamento della linea d’ombra, oltre la quale niente è più come prima, trovandosi faccia a faccia con l’evento più oscuro, la morte.

La linea d’ombra. Nella mia testa c’è da tempo una storia che credevo ne rendesse bene il significato: un campo verde e dei bambini che giocano a palla, un colpo troppo forte scaglia la palla oltre la soglia del bosco che cinge il campo, uno dei bambini corre e si addentra nella boscaglia scomparendo alla vista dei propri compagni. Al suo ritorno – mentre il tempo pare sospeso – il suo sguardo è cambiato, per lui nulla sarà più uguale a ciò che era stato prima di quella corsa oltre il celato allo sguardo.
Leggendo questa storia ho compreso come la linea d’ombra non cali istantanea come una falce, ma arrivi lentamente con segnali premonitori – seppur mascherati e non facilmente decifrabili – e una volta attraversata avvii un mutamento che non è reversibile ma nemmeno istantaneo.

mappa_piccolo_regnoQuesto passaggio è infatti narrato con grande maestria ne Il piccolo regno, dilatando l’istante che segna il punto di non ritorno, accompagnando il lettore fino a quel passaggio, e oltre. O forse, a ben guardare, quell’oltre è già racchiuso nelle pagine d’apertura del libro, nella bellissima Premessa per la Gente Alta.
Mentre Tasso si avvicina alla sua iniziazione al mondo adulto, l’immagine dell’altro da sé cambia lentamente come lui sta cambiando. La Gente Alta che vive accanto a lui e alla sua banda quell’estate dismette a mano che si procede nella lettura la dimensione monodimensionale e si moltiplicano le sfumature, le sfaccettature delle personalità. In loro si rispecchiano anche le complessità della società e del momento storico in cui è ambientato il racconto, che rimangono sullo sfondo ma incidono sullo sviluppo della trama.

Quando arriva la scoperta, traumatica per Tasso, di un mondo dalle profondità inaspettate la sorpresa è grande anche per il lettore, commuove e regala un sospiro per l’innocenza persa, per le estati passate e i loro colori, che tornano ad accendersi prepotentemente nella memoria con l’approssimarsi dell’inverno, ricordo ma pur sempre parte di noi: questo era, questo sarà.

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